Face o heel poco importa, a noi ci piace tifare per chi vogliamo
Pubblicato da Lorenzo Lucon alle 02:00 in Wwe Zone
Il wrestling si è sempre differenziato tra buoni e cattivi, face e heel, vale a dire uno applaudito e tifato come beniamino del pubblico mentre l’altro fischiato e odiato per atteggiamenti odiosi nei confronti dell’avversario in primis o della gente in generale. Questo andava bene in particolare negli anni ’80 e inizio anni ’90 quando l’eroe nazional popolare aveva di fronte mostri o wrestlers disposti a tutto, in maniere ben poco lecite, pur di batterlo. Ora però la storia è cambiata e ci ha insegnato a guardare in maniera differente ciò che accade. Mi riferisco ai turn, cioè i passaggi da buono a cattivo o viceversa che buona parte degli atleti ha avuto nel corso della propria carriera. Non sempre il risultato è stato soddisfacente perché alcuni si sono proprio giocati la carriera su questo aspetto, rinunciando a qualcosa di veramente speciale per errori di booking. Ai giorni nostri l’aspetto del tifo non è più così fondamentale: il pubblico, infatti, hai i suoi beniamini a prescindere, in particolare chi calca i ring da molto tempo. E’ il caso di Triple H, Shawn Michaels e Undertaker, oppure più recentemente di Randy Orton, John Cena e Rey Mysterio, che non hanno ancora oggi il completo affetto dei fans. Fischi e applausi insieme, un misto di sentimenti ed emozioni che è il vero fulcro per costruire un buon personaggio, senza farlo passare per quello che non è. Quindi la Wwe non può più imporre al pubblico di tifare per forza per qualcuno perché riceverà sempre un due di picche. Ricordate i primi tempi quando si faceva di tutto per mettere in buona luce John Cena? Ora, dopo anni, la federazione ha capito di non poter più ritorcere i fischi in applausi e così l’ex Wwe Champion è diventato un ‘personaggio controverso’. Stesso discorso, probabilmente, dovrà affrontarlo Randy Orton che viene abbastanza tifato nonostante un atteggiamento a dir poco strafottente. Oppure Batista, che da face è riuscito a farsi amare ma anche a farsi fischiare per mancanza di carisma.
Questa è la strada da intraprendere, per evitare di vedere turn spesso incomprensibili e quanto meno audaci: è il caso di Edge, che da face sinceramente non mi piace affatto, o di Mvp, John Morrison, Carlito e Kane, che è il recordman, visto che è passato da pazzo scatenato a salvatore della patria nel giro di tante, troppe volte. Nel futuro del wrestling non si deve più imporre la divisione face-heel, almeno sul ring visto che nelle storyline difficilmente si fa a meno del cattivo odiato per atti contro la morale. Anche se l’esperienza insegna che non è sempre così. Ma per favore, smettiamola con turn inutili e controproducenti per far sì che un personaggio trovi la sua natura con il passare del tempo. Il pubblico deciderà. E per fortuna senza televoto.

In questo appuntamento con la rubrica che ripercorre i fatti e gli avvenimenti storici visti e sentiti con i nostri occhi e le nostre orecchie trattiamo dei promo che hanno fatto scalpore e che vengono ricordati per ciò che hanno rappresentato. Non è facile scegliere, ci abbiamo provato a cominciare da quello di Sid Justice nel 1992 durante Wrestlemania 8, geniale che determina il suo personaggio pazzo; da brividi e semplicemente originale prima del first blood match con Austin tramite voce "robotica" quello di Kane nel 1998 mentre Rowdy Piper è uno di quei pochi personaggi dei quali non mi sento di sceglierne uno, ne ha fatti davvero tanti da ricordare come nel feud con Goldust e quello con Lawler, fantastico. Nel 1996, subito dopo il buried alive perso contro Undertaker e spalleggiato da Bearer in maniera divina, Mankind da sfoggio di tutte le sue qualità da intrattenitore, così come Chris Jericho nel 1999, anno del debutto con tanto di polemica contro The Rock. 





